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Il peggio che possa capitare ad uno sport

Giovedì, 21 Gennaio 2016 09:41

“Il carrozzone va avanti da sé, con le regine i suoi fanti e i suoi re…” . E’ il carrozzone del calcio spettacolo che mentre percorre la via, rumorosamente, tra urla sguaiate, solleva polvere e lascia dietro di sè esalazioni sempre meno tollerabili.

Un carrozzone che ha la sua ragion d’essere nell’interesse al denaro e che succhia il sangue alla passione sincera di milioni di praticanti e appassionati. Un calderone in cui si mescola tutto, davvero tutto, ma nel quale rintracciare rispetto e sportività diventa sempre più una chimera.

In questi giorni si consuma la “polemica” generata dallo scambio di insulti tra gli allenatori di due tra i maggiori club italiani. Sarri e Mancini, in un malinteso virile scambio di opinioni a bordo campo, si sono offerti al loro pubblico come protagonisti isterici di una battaglia di maleducazione e antisportività che apparentemente indigna e preoccupa gli spettatori, ma in realtà non fa altro che sdoganare ulteriormente, rendere sempre più accettabile, uno dei problemi mai abbastanza dichiarati che affliggono il calcio: l’antisportività. Cioè il peggio che possa capitare ad uno sport, la negazione di sé, il non essere più sport.

Gli insulti omofobici sono un corollario bestiale, da non sottovalutare, in un contesto profondamente incline all’insulto: dai campetti di provincia dove genitori si offendono a vicenda, alle curve ricattate dai delinquenti e che a gran voce vomitano insulti di ogni genere a chiunque, vivi o morti, dai siparietti tv fino appunto, agli scambi di “cortesie” pseudo machiste tra il Sarri e il Mancini di turno. Recidivi per giunta. E non a caso, in un ambiente che lascia fare, finge di scandalizzarsi, si schiera a difendere l’uno o l’altro in base al colore della maglia o al numero di peccati pregressi, ma ha un problema di cultura e faziosità così esacerbato e profondo da essere, purtroppo e alla faccia di tutti gli sportivi sinceri, un connotato.
Questi protagonisti al contrario, osannati (o-san-na-ti!), né l’uno né l’altro, al momento, hanno fatto l’unica ammenda che meritiamo di ascoltare: le scuse per il pessimo esempio, per il comportamento penosamente diseducativo e corruttivo che offrono a tutti, dai piccoli che stanno crescendo nel loro esempio, fino ai bambini che noi adulti siamo stati, innamorati di uno sport tradito reiteratamente da queste ed altre condotte, anche illegali.
Allenatori machisti, presidenti Optì Poba, atleti, cronisti, tifosi intimamente faziosi e antisportivi, chiedete scusa per questo. Il calcio può essere un altro sport senza di voi.

Riproduzione riservata (c)

Ultima modifica il Giovedì, 21 Gennaio 2016 10:16

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